Diritti. Unioni civili

coppie_di_fatto_finaleL’unione civile, da non confondere con il matrimonio civile, è un vincolo giuridico che riconoscono una serie di diritti alle persone unite da rapporti affettivi ed economici, le cosiddette “coppie di fatto“. E’ un beneficio utile a diverse categorie di individui. Ne usufruiscono, ad esempio, le coppie conviventi che non credono nell’istituto del matrimonio, oppure le coppie dello stesso sesso che non possono accedere al matrimonio per motivi legali. Utile anche per legittimare altre classi di “relazioni”, come amici o parenti conviventi, che vogliono estendere una serie di diritti all’altra persona.

Tra i paesi dove sono riconosciute le unioni civili non c’è una conformità dei testi legislativi. Dunque ogni unione civile, da Stato a Stato, presenta diversi diritti e doveri. Ad esempio in Germania e Gran Bretagna sono rivolte solo alle persone dello stesso sesso, al contrario della Grecia dove sono solo per persone di sesso opposto. Solitamente riguardano diritti legati all’eredità, all’assistenza sanitaria, alla proprietà della casa, alla convivenza e all’acquisizione della cittadinanza nel caso di unione con una persona straniera. In alcuni casi estendono anche la possibilità di adozione di figli, senza dover fare affidamento all’uso del matrimonio.

In Italia non è prevista alcuna forma di unione civile, nonostante la Corte Costituzionale, con la sentenza 138 del 2010, si sia espressa in maniera diversa. Anche il Parlamento europeo spinge per tale riconoscimento. Dagli anni novanta in poi si è manifestato un forte interesse politico, seguito dalla presentazione di atti legislativi, volto al riconoscimento delle unioni civili. Si ricorda, ad esempio, la proposta dei DICO (Disciplina dei diritti e dei doveri di reciprocità dei conviventi) nel 2008 durante il governo Prodi II. Il testo, nonostante avesse ridisegnato in maniera limitata i PACS, ispirati alla legislazione francese, suscitò scandalo soprattutto nell’ambiente cattolico per l’allargamento di diritti alle coppie conviventi, anche omosessuali. Allo stesso tempo venne criticato, soprattutto dalle associazioni LGBT (Lesbo Gay Trans Bisex), per la scarsità di diritti elargiti. In Italia è però riconosciuta, anche se a livello simbolico, la possibilità di registrare la propria unione presso il Comune di appartenenza, come accade, ad esempio, a Milano, Napoli, Palermo, Bari, Genova o a Cagliari.

E nel resto del mondo?

In Europa riconoscono le unioni civili Andorra, Austria, Belgio, Croazia, Danimarca, Finlandia, Francia, Germania, Grecia (non per le persone dello stesso sesso), Irlanda, Liechtenstein (no coppie stesso sesso) Lussemburgo, Paesi Bassi, Portogallo, Repubblica Ceca, Slovenia, Spagna, Svezia, Ungheria, Svizzera.

In America sono riconosciute in Argentina, Brasile, Canada, Colombia, Ecuador, Messico (solo nella capitale), alcuni Stati degli USA, Uruguay.

Israele in Asia riconosce le unioni civili in maniera chiara a Tel Aviv, anche se nel resto del paese ci sono delle difficoltà in quanto Israele non riconosce nemmeno i matrimoni civili, ma solo religiosi.

In Oceania sono riconosciute in alcuni stati dell’Australia e in Nuova Zelanda.

altri Diritti: perché non si vive di solo IMU

Francesco Angeli

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