NO alla riduzione del numero dei parlamentari

Spesso, in una giusta lotta ai costi della politica – quanto mai necessaria in un’Italia dove un deputato guadagna quattro volte più di un suo collega spagnolo, ci si fa trascinare da una comprensibile voglia di tagliare tutto quello che riguarda la politica. Stipendi, auto-blu, province, rimborsi elettorali e… numero dei parlamentari!

Ecco, in totale controtendenza – ma nemmeno assoluta visto che neanche un partito anti-casta come il Movimento 5 Stelle ha questo obiettivo nel suo programma, è necessario mostrare come sia pericoloso per una democrazia ridurre il numero dei parlamentari.

Ricordiamo innanzitutto una cosa. La P2, loggia massonica per sovvertire lo Stato italiano, di cui faceva parte anche l’On. Silvio Berlusconi nonché altri esponenti politici, aveva, tra i suoi obbiettivi, proprio questo: ridurre il numero dei parlamentari.

Questo perché? Ovviamente meno parlamentari ci sono più è facile controllarli. Ogni partito se, ad esempio, invece di controllare 50 deputati ne controlla solo 25 sicuramente farà meno fatica a tenerseli stretti. Insomma se ne avvantagerebbe la classe dirigenziale partitocratica limitando ancor più la libertà dei parlamentari, che, ricordiamo, non sono già più direttamente eleggibili in quanto le liste sono scelte dai segretari di partito.

Oltre questo però c’è un ben più grave motivo: la rappresentatività. Spesso si dice che i nostri deputati guadagnano molto, hanno più auto blu e privilegi rispetto ai loro colleghi europei. Ed è vero. Ma allora se vogliamo affacciarci sull’estero è giusto far notare una cosa.  In Europa ci sono due stati che hanno pressappoco lo stesso nostro numero di abitanti: la Francia con 65 milioni circa e il Regno Unito con 63 milioni circa. E’ giusto quindi andarci a confrontare con paesi simili alla nostra Italia che registra circa 62 milioni di abitanti. A fronte dei nostri 945 parlamentari (eletti tra Camera e Senato) la Francia ne registra, considerando le due camere, 908. Un numero abbastanza simile al nostro che dovrebbe scongiurare logicamente, perlomeno, una riduzione drastica come la riduzione della metà dei parlamentari. Il Regno Unito, d’altro canto, ne presenta addirittura 1476 (ma è da specificare che la Camera dei Lord è quasi totalmente ereditaria) con la Camera dei Comuni composta dal nostro stesso numero di Deputati (630).

Ecco quindi che non sia possibile dire di essere così non in linea con le medie europee. Al massimo si potrebbe fare una leggera sforbiciata dei parlamentari. Ma non è nemmeno quell’emergenza nazionale che blocca il paese. La vera riforma da fare, a livello costituzionale, dovrebbe essere quella del superamento del nostro bicameralismo perfetto. Le nostre due camere infatti, se non per piccoli dettagli, si mostrano praticamente identiche. Pur sottolineando che sicuramente i padri costituenti agirono in buona fede pensando al Senato come una camera di riflessione che avrebbe dovuto migliorare i testi della Camera, il funzionamento di questo sistema si è dimostrato lento e macchinoso in comparazione soprattutto ad altri sistemi dove le seconde camere si occupano generalmente di questioni territoriali. Una riforma in tal senso porterebbe ad uno snellimento della macchinosità dell’approvazione di una legge e, magari, garantirebbe qualche legge approvata con meno voti di fiducia (innumerevoli nel nostro paese).

Cos’altro succederebbe poi? Sicuramente si favorirebbero i partiti più grossi. Questo perché riducendo il numero dei parlamentari si andrebbe a ridurre anche il numero degli eletti in ogni circoscrizione. Ad esempio la Puglia, in caso di dimezzamento degli eletti, invece di eleggere 44 deputati ne eleggerebbe 22. Questo ovviamente andrebbe a tagliare qualche rappresentanza nei partiti più piccoli (non in quelli piccolissimi in quanto già è presente una soglia di sbarramento al 4%). E’ sostanzialmente un effetto che potremmo ritrovare, anche se estremizzato, nel caso delle piccole circoscrizioni. La Valle d’Aosta, ad esempio, eleggendo un solo deputato, fa sì che anche se il secondo sia arrivato ad un punto percentuale dal primo, non venga rappresentato. O come in Molise dove un Pd al 18% non ha trovato rappresentanza in quanto il Molise elegge solo tre deputati. Ecco quindi a cosa potremmo avvicinarci riducendo i parlamentari.

La domanda è questa: una rappresentatività lesa vale qualche stipendio parlamentare?

segui questo blog su AngeliSenzaDemoni

Annunci

5 pensieri su “NO alla riduzione del numero dei parlamentari

  1. sono completamente d’accordo con la tesi che la riduzione dei parlamentari non risolve problemi, anzi si favoriscono i partiti “grandi” e si favorisce il controllo dei parlamentari da parte delle gerarchie dei partiti

    • Come ho spiegato nell’articolo ho cercato di paragonare l’Italia con paesi simili. Per questo mi sono limitato a Gran Bretagna e Francia.
      Gli Stati Uniti sono innanzitutto una federazione di stati, quindi applicare un criterio di comparazione ad un entità statale mi sembra un azzardo. Non mi sono informato se all’interno degli USA ci sia un paese di una sessantina di milioni di abitanti. Se c’è sarebbe interessante confrontarlo.

    • Hai sicuramente ragione.
      Ma il mio discorso non è questo.
      E’ che la rappresentatività, in un sistema democratico funzionante, è meglio mantenerla piuttosto ampia.
      Proprio perché andrebbe a dare spazio a più voci (e quindi a meglio rappresentare la volontà popolare). 🙂

Rispondi

Inserisci i tuoi dati qui sotto o clicca su un'icona per effettuare l'accesso:

Logo WordPress.com

Stai commentando usando il tuo account WordPress.com. Chiudi sessione / Modifica )

Foto Twitter

Stai commentando usando il tuo account Twitter. Chiudi sessione / Modifica )

Foto di Facebook

Stai commentando usando il tuo account Facebook. Chiudi sessione / Modifica )

Google+ photo

Stai commentando usando il tuo account Google+. Chiudi sessione / Modifica )

Connessione a %s...