L’ennesima svolta di Fini: “si apre una fase nuova”

Dal MSI ad An. Poi PdL. Ora di nuovo una svolta. Gianfranco Fini sembra disegnare tutto il percorso della destra italiana: Dal neo-fascismo alla destra liberale europea. Dopo l’ennesimo scontro con Berlusconi, l’ex leader di An non ha retto. Anche se non vuole chiamarla “corrente”, questa formazione appena nata non può che assomigliarci molto. 50 senatori si sono, infatti, stretti intorno a al cofondatore del PdL, messo troppo spesso da parte, schiacciato tra i berluscones e i leghisti. Si va verso la creazione di gruppi autonomi in Parlamento, indipendenti dagli ordini del Biscione. I “finiani” potrebbero, in un panorama dove la maggior parte dell’opposizione continua a non esistere, essere l’ultima speranza per bloccare la democratura italiana.

Nessuna scissione, sia chiaro. E tantomeno nessun voto anticipato. Ma Fini è duro. Evidenzia che “il problema è solo politico” a causa delle divergenze con Berlusconi. Inoltre afferma: “Non ho nessuna intenzione di togliere il disturbo, nè tantomeno di stare zitto. E spero che Berlusconi accetti il dissenso. Qui si vedrà se siamo un partito in cui si discute liberamente e il dissenso è legittimo o se siamo il partito del predellino in cui tutti devono essere d’accordo e dire che va tutto bene”. E ancora: “Questa è una fase complicata non ce la facevo più a porre sempre le stesse questioni al presidente del Consiglio». E punta il dito sul PdL: “lo avevamo immaginato diverso. Io voglio poter dire le cose che penso senza essere accusato di tradimento. Il Pdl deve essere libero e non può essere il partito del predellino”.

Il troppo potere dato alla Lega, la tematica dell’immigrazione, la non-democrazia all’interno del PdL hanno dunque portato all’ennesima svolta di Fini. Polemiche anche sulla ripartizione del partito (70% Forza Italia, 30% Alleanza Nazionale): “la fase del 70 a 30 è finita. Spero che Berlusconi accetti che esista un dissenso, vedremo quali saranno i patti consentiti a questa minoranza interna». Quella che seguirà sarà una “fase nuova” dove “chi avrà più filo da tessere tesserà”.

Parole di rimpianto (ma io direi di liberazione) sulla “componente ex An” che “avrebbe dovuto restare unita, ma invece è andata diversamente”. Sono infatti ben 75 i deputati che hanno voltato le spalle a FIni. Ma l’aver perso La Russa o Gasparri può esser solamente una grande vittoria.

E la giornata di giovedì sarà fondamentale. Fini incontrerà la dirigenza nazionale del PdL. Staremo a vedere come reagirà…

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