Raztinger firmò

Trovato il documento che incastra Papa Benedetto XVI. Dopo gli scandali sui preti pedofili, che sembra fossero stati “coperti” da Joseph Ratzinger quando era ancora cardinale, adesso il Washington Post chiude il cerchio mostrandoci l’agghiacciante notizia. Nel 1985 l’attuale Pontefice firmò un documento per non rimuovere un prete pedofilo.

Il caso in questione riguarda il sacerdote californiano Stephen Kiesle. Condannato a sei anni di prigione per avere, nel 1995, molestato una ragazzina, già nel 1978 era stato arrestato per atti osceni e molestie su due ragazzini e condannato a tre anni di libertà vigilata. Nonostante avesse chiesto al vescovo locale Cummins di essere laicizzato, quindi allontanato da ogni incarico ecclesiastico, dovette aspettare addirittura fino al 1987. In quel periodo più volte il Vaticano (pontificato di Giovanni Paolo II) era stato informato del fatto dal vescovo Cummins. Ratzinger, che dal 1982 era responsabile dell’ufficio dello Stato Pontificio che si occupa dei casi di abusi sessuali, finalmente rispose nel 1985 dicendo che un’eventuale laicizzazione, seppur di “grande significato”, avrebbe però dovuto tenere conto “del bene della chiesa universale” e e del «danno che questa dispensa avrebbe provocato all’interno della comunità dei fedeli, particolarmente in considerazione della sua giovane età». [Kiesle aveva, all’epoca, 38 anni]. Un “no”, quindi, all’allontanamento del prete pedofilo dalla chiesa cattolica. Firmato, Joseph Ratzinger.

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