Massimo D’Alema e la legge pro-Mediaset

D’Alema, D’Alema, D’Alema…uno dei nomi più discussi ma anche più in vista del Partito Democratico. Da ex-comunista a Presidente del Consiglio dal 1998 al 2000 è oggi, probabilmente, l’uomo meno amato dal popolo democratico ma il più “simpatico” agli elettori del centro-destra.

Il bel baffino, infatti, proprio durante il suo Governo, riuscì a fare uno dei regali più scandalosi e ingiusti al sempre eterno leader dell’allora opposizione Silvio Berlusconi. Nel 1999 viene promulgata la cosiddetta legge 1% (pagina 32: legge 488, art.27 comma 9, del 23 dicembre 1999) che stabilisce a questa cifra la tassa sugli introiti Mediaset. Il restante 99% entra direttamente nelle mani del Biscione, che, sentitamente ringrazia.

La tassa pro-Mediaset, paragonata ad una normale tassa sull’IVA – quella dei comuni mortali – al 20%, è semplicemente ridicola. Chi guadagna di più,

 

dovrebbe pagare una percentuale contributiva più alta. Non è il caso di Mediaset. Risulta comprensibile, a questo punto, la protesta di Sky che, recentemente, si è vista aumentare la propria tassazione del 10%.

La legge non è uguale per tutti, a questo ormai siamo abituati. Lo scandalo è, piuttosto, che sia stato un esponente di “sinistra” a confezionare questo bel regalo. Ma se diciamo D’Alema non c’è da meravigliarsi.

Sulle sue spalle una prescrizione nel 1995 per finanziamento illecito. Nel 1985 D’Alema, allora segretario regionale del PCI in Puglia, avrebbe intascato una tangente di 20 milioni di euro da un imprenditore barese. L’inventore della tanto discussa bicamerale, che recentemente ha anche incontrato B. per un’amabile chiacchierata, siede ormai in Parlamento da ben 7 legislature. Simbolo di quella dirigenza di casta che logora e uccide il Pd. Oggi sostiene Bersani per le primarie del 25 ottobre. E il Pd rischia seriamente di cadere nelle mani dei dalemiani.

Ai democratici l’ardua sentenza.

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