Le Primarie del Pd tra tessere gonfiate, numeri legali, Statuti e parlamentari eterni

Il 25 ottobre del 2005 si svolgeranno, per la seconda volta nella storia, le primarie del Partito Democratico. L’elettorato simpatizzante di centro-sinistra sarà chiamato ad eleggere il proprio leader scegliendo tra Pierluigi Bersani, Dario Franceschini e Ignazio Marino.

Questa volta sarà però difficile raggiungere la quota del 14 ottobre 2007, quando andarono alle “urne” ben 3 milioni e mezzo di cittadini, designando Walter Veltroni come vincitore. Le primarie rappresentarono un bel momento per gli elettori democratici forse perché si trovavano in fuorigioco i Dalemiani. Lo scandalo Unipol aveva, infatti, ridimensionato il potere di alcuni personaggi quali Fassino e D’Alema (ricordiamo l’“abbiamo una banca!” pronunciato da Fassino durante una telefonata poi intercettata). Oggi però sono pronti a rimettersi in pista, ma sullo sfondo. Uno con Franceschini e uno con Bersani. Mal che vada uno dei due sarà sempre vincitore.

Purtroppo però sono anche altri i lati oscuri del Pd. Alla nascita del nuovo partito, frutto della fusione tra DS e Margherita, si registrò un boom di tessere anomalo. In alcune zone d’Italia, soprattutto al sud, il numero dei tesserati fu superiore a quello degli elettori (es: Gioia Tauro: 168 tessere e 55 elettori; Locri 205 a 123) e, come mostrato in alcuni servizi di Striscia la Notizia, molte persone si videro arrivare la tessera del Partito a casa senza averla richiesta. Ovvio che “qualcuno” aveva dovuto pagare queste tessere.

Alle dimissioni di Veltroni sarebbero dovute seguire, in teoria, nuove primarie. Si decise, però, di convocare l’assemblea Costituente (circa 2800 persone) e senza numero legale (1300 presenti) si elesse come segretario temporaneo Dario Franceschini. Poco importa se neanche la metà della Costituente era presente. Già il 20 giugno del 2008 si era deciso (o meglio l’aveva deciso Anna Finocchiaro come Presidente dell’Assemblea) di modificare lo Statuto del Pd con soli 600 presenti. Sorge il sospetto che questa Costituente era stata inventata per non radunarla mai.

Infine un altro punto interrogativo è il rifiuto della candidatura di Beppe Grillo. Il comico genovese si è visto rifiutare il tesseramento perché “si riconosce in un movimento ostile al Partito Democratico”, in altre parole quello delle liste civiche a Cinque Stelle. Statuto del Pd alla mano notiamo che però non è presente questa motivazione per non tesserare qualcuno. L’art 2, comma 8 parla solo di esclusione per iscritti ad altri partiti o che partecipano a gruppi di altri partiti all’interno di organi istituzionali elettivi, cosa totalmente aliena a Grillo.

Lo Statuto diviene quindi un oggetto interpretabile e, sicuramente, violabile. Come farebbero a sedersi in parlamento D’Alema, Finocchiaro, Serafini (e suo marito Fassino), Turco, Rutelli (e la lista la fermiamo per non farci venire l’ulcera leggendone altri) se superano AMPIAMENTE il numero massimo di legislature pari a tre??????

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